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FEBBRAIO 2021

Distanza relazionale al tempo del Covid: gli aspetti psicologici.
di Chiara Coletta (psicologa psicoterapeuta sessuologa)

“Se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola”.

Così recita una frase dello scrittore Massimo Gramellini e credo che molto ci sia di vero rispetto al fatto che una delle componenti del benessere psicosociale è lo stare in relazione. Come afferma Sue Johnson, psicologa e psicoterapeuta di coppia britannica, “la scienza dell’amore e delle relazioni ci insegna che la strategia di coping più forte per fronteggiare lo stress è sapere che c’è qualcuno lì per noi a cui poter chiedere aiuto e che può consolarci”. La relazione, intesa come legame tra due persone, sia essa amorosa, lavorativa, amicale ci permette di soddisfare il nostro bisogno di appartenenza, di essere legati a qualcuno. Come afferma Aristotele siamo animali sociali e pertanto le relazioni sono una parte importante della nostra vita. Già dalla nascita il bisogno primario che il bambino sente è quello di stabilire una relazione con una figura di riferimento e per i primi periodi dipendere completamente da essa.

E’ indubbio che la situazione che stiamo vivendo, ormai da quasi un anno a questa parte, ci ha messo a dura prova. Abbiamo dovuto modificare in modo drastico e piuttosto repentino le nostre abitudini di vita, il nostro modo di pensare, di vivere le emozioni, la convivialità e soprattutto le relazioni con non poche conseguenze dal punto di vista psicologico.

Sebbene all’inizio del lockdown la prospettiva di stare in casa sia stata accolta con curiosità e perché no anche con un pizzico di adrenalina ad oggi la situazione è totalmente cambiata diventando pesante e per certi versi inaccettabile. Ci troviamo a vivere un’alterazione della libertà personale. La prima cosa con cui abbiamo dovuto fare i conti, è stato il passaggio dalla modalità di vivere le relazioni caratterizzate da vicinanza fisica, a una in cui questo improvvisamente non è stato più possibile ma anzi considerata addirittura rischiosa. Viviamo con la paura di avvicinarci all’altro in quanto possibile veicolo di contagio oppure percepiamo la possibilità di essere noi degli untori. Gli schermi dei nostri cellulari e computer sono diventati in molti casi l’unico modo per poter vedere e parlare con i nostri cari. L’uso della mascherina ci ha fatto imparare a comunicare attraverso il solo sguardo e se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, spesso abbiamo incrociato sguardi tristi e spaventati, ma anche pieni della speranza di poter tornare alla tanto agognata “normalità”.

Inizialmente abbiamo percepito le nostre case come protettive, successivamente per molti sono diventate delle vere e proprie “trappole” all’interno delle quali ci sì è ritrovati a fare i conti con sé stessi e con i propri disagi interiori.

Nella pratica clinica si è assistito all’esacerbarsi del senso di solitudine , smarrimento e crollo delle certezze circa il futuro in modo particolare tra i giovani. Soprattutto in concomitanza della seconda ondata si è assistito all’aumento del disagio psichico che spesso si manifesta con crisi di pianto e reazioni emotivamente forti verso le persone con le quali si convive. Molti giovani ripotano di sentirsi spaesati e stressati in certi momenti e in alcune situazioni. Per esempio si è riscontrato un calo dell’attenzione e della concentrazione rispetto alla carriera universitaria o lavorativa poiché il passaggio alla modalità on line e allo smart working richiede modalità cognitive diverse a cui bisogna ancora adattarsi

Anche per quanto riguarda gli adolescenti l’isolamento forzato ha lasciato tracce che assumono i connotati di ansia, difficoltà del sonno, irritabilità e cambiamenti repentini del tono dell’umore. Inoltre alcuni studi hanno messo in luce come sembri essere aumentato il sexting ovvero lo scambio di immagini o messaggi “spinti” tramite web o telefono.

Ovviamente le modalità di vivere le emozioni sono diverse nelle varie fasce d’età così come lo sono le strategie messe in atto per fronteggiare lo stress. Ognuno di noi, sulla base delle proprie esperienze e del proprio bagaglio di vita attribuisce alle situazioni significati emotivi e cognitivi diversi. E’ importante comunque stare sempre in contatto con il proprio corpo e con le proprie emozioni provando quantomeno ad ascoltare ciò che esse vengono a comunicarci. Questo può dare la possibilità di individuare la presenza di un disagio che, se inascoltato, rischia di cronicizzarsi dando vita a sintomi ansiosi, depressivi e somatizzazioni di vario genere.

Ritengo molto importante in questo momento mantenere la cura di se stessi attraverso una sana alimentazione, un pò di movimento ,ritmi di sonno regolare, piccoli scambi relazionali in sicurezza e soprattutto se si ha la possibilità condividere con qualcuno la propria esperienza e le proprie emozioni ma anche i propri interessi così da percepire di non essere i soli a vivere determinate sensazioni. E’ inoltre importante mantenere un minimo di progettualità che ci permette di guardare al qui ed ora e perché no anche al futuro con uno sguardo più positivo.

Vorrei concludere questo breve scritto con una riflessione che mi è capitato di condividere spesso con i miei pazienti nell’ultimo anno. Sicuramente da questa esperienza ne usciremo diversi, forse anche cambiati ma credo anche che da ogni situazione sia essa positiva o negativa e anzi soprattutto da queste ultime possono nascere delle opportunità che se consapevolizzate offrono grandi possibilità di evoluzione e crescita personale.

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“If meeting each other is still a magic, the real fairy tale is not to lose each other”

This is a phrase of the Italian writer Massimo Gramellini and I believe it holds plenty of truth considering that one of the features of psychosocial well-being is the human relationship. As Sue Johnson, a British psychologist and couple psychotherapist states: “ the science of love and relationships teaches us that the strongest coping strategy to face stress, is knowing that there is someone to ask help for and from whom we can be consoled.” The relationship, intended as a bond between two people, no matter if it’s about love, work or friendship, allows us to satisfy our need to belong and to be linked to someone. As Aristotele states we are social animals, hence relations are an important part of our lives. Already from birth, the baby has the need to create a connection with a caregiver and to completely depend on it. Without any doubts, our current living condition due to the pandemic, which by now we have been experiencing for nearly one year, has put a strain on us. We have been compelled to drastically and quickly change our habits, our way of thinking and experiencing emotions, conviviality and in particular our social relations: this led to many psychological consequences.

Even if, at the beginning, we approached the lockdown (and the idea to stay at home) with a bit of curiosity and adrenalin (why not), now the situation has totally changed, becoming heavier and unbearable in some way. We are forced to live an alteration of personal freedom. The first aspect we have been having to face is the transition from a way of living relationships with physical closeness to a new way in which being close is not allowed but it's even considered dangerous! We live with the fear to get close to others because they could be vehicles of infections or we think we , ourselves, could be COVID-spreaders. The screens of our smartphones and computers have become in many cases the only way to get in touch with our loved ones. The use of the mask has made us able to communicate through our gaze and if it’s true that the eyes are the mirror of the soul, then we have noticed many sad and scared gazes, but also full of hope to get back to the long-awaited “normality”. 

At first we have felt our houses as protective, then they have become for many of us real “traps” in which we have been forced to deal with ourselves and our inner discomforts. 

In clinical practice we have seen the exacerbation of the sense of loneliness, loss and falling of certainties about the future, in particular among young people. Mostly during the second wave, we have witnessed an increase of psychological distress that often manifests itself in crying episodes and emotionally strong reactions towards people we live with.

Many young people report feeling disoriented and stressed at certain moments and in certain situations. For example we have noticed a decrease of attention and concentration towards university and work career because the transition to remote working requires different cognitive modalities we are not yet used to.

Lockdown has also affected teenagers in different ways, causing anxiety, sleeping issues, irritability and sudden mood swings.

Besides, some studies have highlighted an increase of sexting, the practice that consists in exchanging hard images or messages through the web or the smartphone. 

Obviously the ways of experiencing emotions are different according to the age, so as well the strategies adopted to cope with stress. Each of us, according to our experiences and backgrounds, assigns to situations different emotional and cognitive meanings. Anyway it’s important to stay in contact with our body and emotions, trying to understand what they want to tell us. In this way we can identify the presence of distress that could become chronic if we don’t treat it, leading to anxious or depressive symptoms or different somatizations.

In this hard times, I consider being very important to keep taking care of ourselves through a healthy nutrition, some jogging, regular sleeping, little social interactions with safety precautions and above all, if possible, we should share our experiences, emotions and interests, with others, in order to realize that we are not the only ones to experience certain feelings. Furthermore, it’s important to maintain a minimum of planning to rebuild our confidence in the here and now along with the future. 

I would like to conclude this short article with a reflection that I often use to share with my patients lately. Surely we will get out of teh pandemic, different and maybe even changed, but I believe that plenty of opportunities can arise both from positive or negative situations, especially from the negative ones. If we are able to live those opportunities with more awareness, there will be great chances for personal growth and evolution.

Un anno di reportage, immagini, volti, storie. Un anno difficile da raccontare. Dalla prima chiusura di marzo alla seconda ondata di ottobre e gli screening di massa di fine anno. C’è chi non ha mai smesso di lavorare e chi non è riuscito più a lavorare, chi ha rischiato in prima linea ogni giorno per aiutare i più deboli. E ancora le videochiamate, le città vuote, le prime riaperture, gli eventi e le manifestazioni di protesta. 
Il distanziamento, le autocertificazioni e l’arte che ha provato a reinventarsi. I tamponi, gli anziani nelle case di riposo, i morti. Raccontare  tutto questo è stato raccontare anche un po’ me stesso. 

Musiche di Luigi Tarquini

La forza della fragilità _ Brenè Brown

consiglio di lettura

Il Club Librilli consiglia la lettura di La forza della fragilità di Brenè Brown.

In un momento come questo, sentirsi vulnerabili per la maggior parte di noi equivale ad essere deboli ed in difetto. Brené Brown, professoressa di Sociologia all’università di Houston, ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vita a studiare vulnerabilità, coraggio, autenticità e in questo libro spiega come partire dalla debolezza per affrontare le difficoltà del quotidiano.


"Rimanere vulnerabili è un rischio che dobbiamo correre se vogliamo sperimentare la connessione".