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Rapporto città-montagna, il vero cambio di passo è un mutamento culturale

L’intervista dell’architetto Stefano Boeri, pubblicata su Repubblica e supportata poi da Massimiliano Fuksas, sulla possibilità di lasciare le città per rivitalizzare borghi montani a causa del Covid-19, ha avuto il merito, al di là dei contenuti, di portare allo scoperto un dibattito ormai vivace da anni, ma spesso tenuto sottotraccia: il futuro delle cosiddette “aree interne”. Il primo a rispondergli con una lettera è stato Marco Bussone, presidente dell’Unione dei Comuni e delle Comunità Montane, il quale, pur tendendo la mano, ha contestato l’impianto teorico di Boeri: «l’emergenza sanitaria impone nuovi modelli economici che non chiedono “alle città e alle aree montane di adottare un borgo”, bensì di trovare soluzioni sussidiarie». Dunque, basta assistenzialismo, che si instauri invece un nuovo modello di relazione e dell’essere Comunità, perché «senza una visione di insieme, non ci sarà futuro per nessuno». Ma non è soltanto la visione politica, o etica, a dover essere rimessa in discussione, quanto anche quella semantica. Come sostiene Filippo Barbera, Professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro nel Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino, è il momento di ridefinire i nomi degli spazi per dare loro un nuovo significato. Non dovremmo più parlare di aree “metropolitane” e “rurali”, ma di città metro-rurali, nelle quali si abbandoni un sistema antagonistico e si sposi, finalmente, una struttura di interdipendenza e di solidarietà. Pare dunque che, prima di un cambiamento politico, economico, strategico o sanitario, a essere urgente e fondante sia un cambiamento culturale, senza il quale, forse, nessuno degli altri mutamenti potrà essere davvero possibile.


Alessandro Chiappanuvoli (sociologo, scrittore e reporter)




#architettura


Alessandro Chiappanuvoli (L’Aquila, 1981) è laureato in Sociologia della Multiculturalità. Collabora con la società coop. Soc. Mètis Community Solutions, con il collaboratorio di progettazione C28 Srl e scrive articoli su montagna e paesaggio rurale per il quotidiano Virtù Quotidiane. Ha pubblicato i seguenti volumi: Lacrime di poveri Christi. Terzigno: cronache dal fondo del Vesuvio (Arkhé, 2011); golgota (Zona, 2013 – premio Laudomia Bonanni, giovani autori); Sopra e sotto la polvere. Tutte le tracce del terremoto (Effequ, 2019). Tra gli altri, suoi scritti e articoli sono apparsi su: Stella d’Italia. A piedi per ricucire il Paese (Mondadori, 2013), Il cammino nelle terre mutate (Terre di Mezzo, 2019), Alfabeta2, Effe - Periodico di altre narratività; e sui blog: Flanerì (di cui è redattore), Nazione Indiana, Il Primo Amore, Minima&moralia, Comunità Provvisorie, Artribune, Lo Stato delle Cose. Per Internazionale ha curato gli articoli sul terremoto del Centro Italia 2016-17.


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